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23-10-2008

Pianificazione dell’emergenza e scenari di danno

Per preparare le strutture di Protezione Civile a gestire l’emergenza e fronteggiare un evento sono necessari specifici piani di emergenza. In essi devono essere individuati gli obiettivi da conseguire per organizzare un'adeguata risposta di protezione civile al verificarsi dell'evento.
Un piano di emergenza predispone, pertanto, un sistema articolato di attivazione di uomini e mezzi, organizzati secondo un quadro logico e temporalmente coordinato, che costituisce il modello di intervento.
La base conoscitiva per il dimensionamento delle risorse da mettere in campo è costituita dagli scenari di danno, ossia strumenti di previsione del possibile danneggiamento e del conseguente coinvolgimento della popolazione. Tali scenari devono essere definiti, oltre che sulla scorta dei dati territoriali di esposizione e vulnerabilità, sulla base di eventi di riferimento il cui verificarsi sia ritenuto più probabile a seconda dell’intervallo di tempo selezionato.

Nell’ambito delle attività dell’Ufficio III del Dipartimento della Protezione civile sono stati promossi e condotti studi per lo sviluppo di procedure, metodologie e strumenti operativi in grado di fornire scenari sismici per l’intero territorio nazionale. La conoscenza di uno scenario di danno permette di ottenere un quadro territoriale dell’area coinvolta dall’evento fornendo, quindi, informazioni, quali la localizzazione e l’estensione dell’area maggiormente colpita, la funzionalità delle reti dei trasporti, delle vie di comunicazione e delle linee di distribuzione, oltre che le perdite attese in termini di vite umane, feriti, senza tetto, edifici crollati e danneggiati ed il corrispondente danno economico. Questi dati sono di fondamentale importanza nelle attività di pianificazione e di gestione dell’emergenza da parte della Protezione civile. Nell’ambito della pianificazione, gli scenari di danno consentono di identificare e descrivere l’evento/i di riferimento, allo scopo di dimensionare le risorse umane, i materiali da utilizzare e la loro allocazione da prevedere nel piano. In tale attività, il Dipartimento supporta le Regioni nelle loro funzioni di pianificazione e indirizzo nei confronti degli Enti Locali minori, di Province, Comuni, Comunità Montane, fornendo, per uno o più eventi di riferimento, a cui corrispondono diversi livelli di attivazione dei piani di Protezione civile, le informazioni riguardanti il loro impatto sul territorio. Nell’emergenza, invece, gli scenari di danno forniscono una descrizione immediata dell’evento reale e del suo impatto sul territorio e sulla popolazione e permettono di organizzare adeguatamente i soccorsi. In tal senso, l’esperienza negativa maturata in seguito al terremoto dell’Irpinia del 1980, è stata messa a frutto e ha portato il Dipartimento a disporre di un sistema informativo territoriale (GIS) in grado di generare, in tempo semi-reale, uno scenario di simulazione delle conseguenze dell’evento sismico.

In caso di un terremoto, di magnitudo 5 o superiore, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia trasmette al Dipartimento i parametri focali (magnitudo e coordinate) dell’evento, attivando una procedura automatica per la generazione del rapporto che viene reso disponibile entro 10 minuti dall’evento. Il rapporto contiene dati, mappe e informazioni relativi a tutti i comuni compresi in un raggio di 100 km intorno all’epicentro e in particolare: - descrizione del territorio (aspetti antropici, fisici e amministrativi; caratteristiche degli edifici e delle infrastrutture; reti di monitoraggio sismico);
- pericolosità (zone sismogenetiche, terremoti storici, zone che hanno riportato gli stessi danni, attenuazione del moto del terreno);
- vulnerabilità (patrimonio edilizio, scuole, ospedali, rete stradale e ferroviaria);
- esposizione (caratteristiche e distribuzione della popolazione residente in ciascuna sezione censuaria);
- valutazione preliminare dei danni e delle perdite (abitazioni danneggiate e inagibili, stima dei morti e feriti, stima del danno economico).
Nei giorni immediatamente successivi ad un evento sismico, le valutazioni degli effetti del terremoto continuano attraverso azioni sul campo diversificate e finalizzate a determinare l’intensità macrosimica in ogni centro abitato e gli effetti geologici e idrogeologici (frane, fagliazioni superficiali, etc.) e ad effettuare un’azione di monitoraggio di dettaglio del terreno e delle strutture delle scosse successive, mediante strumentazioni mobili.
Tali azioni vengono svolte da squadre specializzate di ricercatori e tecnici, coordinate per il raggiungimento degli obiettivi di protezione civile dal Dipartimento.

Superata la prima fase dell’emergenza, ovvero quella del soccorso immediato ai terremotati, nei giorni che seguono vengono effettuati rilevamenti dell’agibilità delle costruzioni, che richiedono un notevole grado di standardizzazione delle procedure ed un attento controllo qualitativo. In particolare, negli ultimi anni, il Dipartimento della Protezione civile è stato impegnato in oltre 120.000 sopralluoghi in Umbria e nelle Marche dopo il sisma del 1997, oltre 20.000 dopo il terremoto del Pollino del 1998, oltre 6000 nella zona etnea nel 2002 e oltre 10.000 in seguito al terremoto del Molise, sempre nel 2002.


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